Giuseppe Pambieri, testimonial di “EmoAzione”

Giuseppe Pambieri, attore depositario di una prestigiosa tradizione teatrale italiana, nasce a Varese il 18 novembre 1944. Dopo il conseguimento della maturità classica e l’iscrizione a Giurisprudenza, inizia a frequentare la Scuola del Piccolo Teatro di Milano dove matura la propria formazione di attore e comincia a prendere parte a spettacoli teatrali, dimostrando subito il suo eclettismo e la capacità di interpretare ruoli e generi diversi. Ottenuta una parte in “Arlecchino servitore di due padroni” di Carlo Goldoni per la regia di Giorgio Strehler gli darà, giovanissimo, l’opportunità di una tournée in tutta Europa e in Italia. A 23 anni all’Olimpico di Vicenza recita accanto a Valeria Moriconi (ne “Le Mosche” di Sartre ) e vince la Noce d’Oro come miglior attor giovane dell’anno. Dopo vari lavori teatrali, spaziando dagli autori classici a quelli moderni, approda alla televisione partecipando ai primi sceneggiati (“Le sorelle Materassi”, “La parigina”, “Estate e fumo”) ed al cinema (da ricordare “Il deserto dei tartari”), mantenendo sempre un legame molto forte col teatro ed alternando ruoli impegnati e brillanti, anche comici, in una meravigliosa sequenza di lavori di successo! Successo rimasto intatto dopo oltre mezzo secolo di carriera che lo ha reso amatissimo dal pubblico.

Giuseppe Pambieri che ha scelto di stare con Help3 e diventare testimonial del Progetto “EmoAzione in Tanzania”, ci racconta la sua esperienza professionale e di vita, soffermandosi sul binomio teatro-solidarietà e proponendo un interessante spunto di riflessione per tutti noi.

  • La sua vita professionale è il frutto di una: scelta, passione o vocazione?

I miei non erano persone di spettacolo quindi la decisione di diventare attore è nata autonomamente. Indizi ce n’erano. Guardavo estasiato gli attori dei primi teleromanzi e sognavo di essere uno di loro. Da piccolo mi piaceva travestirmi, mascherarmi per sorprendere i miei genitori o chi mi stava attorno. Una volta sotto Natale mi travestii da spazzacamino mi imbrattai tutto e suonai il campanello. Venne ad aprire mio padre e io cambiando voce gli chiesi l’elemosina, dopo un attimo di perplessità, mise la mano in tasca estraendo qualche moneta. A quel punto scoppiai in una risata incontenibile. Non mi aveva riconosciuto! Forse era vocazione o passione non lo so, sta di fatto che mi iscrissi all’accademia del Piccolo Teatro di Milano e contemporaneamente alla facoltà di legge. E da lì è cominciato tutto.

  • Chi è Giuseppe Pambieri per Giuseppe Pambieri? E per la sua famiglia?

MI reputo un attore eclettico che è riuscito con serietà a “divertirsi” per tanti anni di carriera. Tanti momenti belli, qualche delusione, quasi nessun rimpianto e ancora, alla mia tenera età, tanta voglia di lavorare. Devo ringraziare mia moglie Lia Tanzi e mia figlia Micol con le quali resta la gioia di aver condiviso una parte direi fondamentale della carriera.

Dopo oltre 50 anni di carriera, cosa rappresenta per lei il palcoscenico e come vive la relazione con il pubblico?

Il palcoscenico ha sempre esercitato un’attrazione fatale per me nel bene e nel male. Le luci in platea si spengono e sei tu e i tuoi compagni sul palco, in questa magica osmosi che si compie, dal vivo, in quell’istante, col pubblico in sala che, come in uno specchio, rivive con te  la gioia, l’amore, la morte, in una parola, la vita. Da attore eclettico mi gratifica molto sia suscitare la risata nel pubblico sia il dolore e la riflessione. Mi è mancato molto il contatto con il pubblico in questo triste periodo che abbiamo vissuto ma finalmente si torna a lavorare e i teatri e i cinema si riaprono a un pubblico, speriamo, voglioso di riempire le sale. 

  • È possibile sperare in un mondo sempre più “solidale”, dove ognuno possa maturare una coscienza di responsabilità verso l’altro?

 Ce lo auguriamo, soprattutto, dopo questo periodo di pandemia che ci ha fatti sentire più vicini gli uni agli altri.

  • Quale è il suo rapporto con la Solidarietà?

Io e mia moglie Lia Tanzi abbiamo sottoscritto anni fa un protocolloo di adozione a distanza garantendo studio e vitto a bambini brasiliani.

Non voglio dare giudizi che sarebbero comunque inopportuni. Ma sento e leggo di molti colleghi che sono sensibilizzati a questi progetti! Quindi speriamo bene.

Tempo fa ho ricevuto una telefonata di mio fratello che mi parlava di questo progetto a cui era interessata mia nipote Marta. Mi piacque subito. Poi ebbi i contatti con la sig.ra Valentina Zeni che mi ha ulteriormente convinto della bontà dell’operazione. Per cui ho aderito con gioia alla campagna Progetto “EmoAzione in Tanzania”.

  • Cosa consiglierebbe di fare per aumentare la visibilità del Progetto?

Mah! Io penso con tanta promozione anche sui “social” che io non frequento ma che so capaci di grande risonanza mediatica. Ma credo che già li stiate usando.

  • È possibile donare la Speranza?

Si è possibile, ed è quello che stiamo e che state facendo tutti voi col Progetto “EmoAzione in Tanzania” con la certezza che si possano salvare le vite di tanti bambini malati con un piccolo dono!

Torna in alto