E’ la missione che abbiamo perseguito da almeno 3 anni, risultato di un percorso – faticoso e non privo di rischi – nel quale Help3 ha coinvolto personale medico-infermieristico italiano e tanzaniano per l’istituzione del primo Centro d’ematologia pediatrica e Trapianto di midollo osseo, finalizzato alla cura di gravi malattie ematologiche dell’età pediatrica.
Portare in un Paese dell’Africa Subsahariana questa tipologia di cura è stato possibile grazie anche al Direttore Esecutivo dell’Ospedale “Benjamin Mkapa” (DODOMA), Dott. Alphonse Chandika, dotato di una eccezionale professionalità, conoscenza del progetto e forte determinazione che ha permesso di affrontare con coraggio una sfida apparentemente impossibile. Ha interagito con il Ministero della Sanità in Tanzania ed ha messo a disposizione risorse economiche ingenti per la costruzione di questo Centro creando le basi per un’attività specialistica che in tutta l’Africa è presente solamente in altri 10 Centri.
Fondamentale la “formazione” a distanza ed “in loco” da parte di Help3 a partire dal 2019, ma certamente è risultata più efficace la nostra presenza (7 medici e 5 infermiere) a fianco del “team tanzaniano” che non aveva mai affrontato queste tipologie di intervento né operato nel settore specialistico dell’Ematologia.
Il “Centro Trapianto” è stato studiato e costruito per accogliere pazienti altamente immunodepressi e particolarmente fragili di fronte alle più comuni infezioni, se non adeguatamente protetti. E’ in grado di accogliere sino a 10 pazienti, è dotato di un circuito interno Intranet che consente la lettura degli esami eseguiti giorno per giorno. Il centro deve essere estremamente pulito ed igienizzato 24 ore su 24 , ed è dotato di sistemi che mantengono la sterilità dell’ambiente.
L’operatività è stata garantita 24 ore su 24 da personale medico-infermieristico locale con cui abbiamo interagito intensamente seguendone l’attività di reparto, correggendo le normali incertezze per chi non aveva mai lavorato in un reparto considerato di “terapia semintensiva”. Se la mancanza d’esperienza era a volte evidente abbiamo fatto del nostro meglio per creare fiducia nel personale, correggere, insegnare minuto per minuto, mettere in condizione medici ed infermiere/i di non esser sopraffatti da pur giustificati timori.
Nella prima settimana siamo riusciti a:
– addestrare, in generale, il personale a modalità di lavoro del tutto simili a quanto avviene nei Centri Trapianto di Paesi progrediti (Europa, USA)
– addestrare il personale del Centro Trasfusionale del Benjamin MK Hospital alle metodiche standard per la raccolta ed uso sicuro dei “prodotti del sangue” ( Piastrine, Globuli rossi concentrati…)
– mostrare come si interagisce in modo capillare e continuativo con altri settori (Farmacia , Sala operatoria, il Laboratorio di Microbiologia, Radiologia..)
Tutto ciò ha fornito al nostro progetto la necessaria consapevolezza per procedere al passo successivo : avvio della prima paziente (Grace, di 7 anni , affetta da SCD ) alla chemioterapia ad alte dosi preparatoria al Trapianto . Momento magico , senza ritorno …se non con il successo pieno del trapianto stesso. Ho visto spuntare qualche lacrima nel volto di qualche infermiera ed anche di un medico tanzaniano.
Aver insegnato da parte nostra nella prima settimana una modalità di lavoro del tutto simile a quanto avviene nei Centri Trapianto di Paesi progrediti (Europa , USA..), aver contribuito ad istruire anche il personale del Centro Trasfusionale del Benjamin MK Hospital alle metodiche standard per la raccolta ed un uso sicuro dei “prodotti del sangue” ( Piastrine, Globuli rossi concentrati…), aver interagito in modo capillare e continuativo con altri settori (Farmacia , Sala operatoria, il Laboratorio di Microbiologia, Radiologia..) ha consentito di garantire al nostro progetto la fiducia necessaria per procedere al passo successivo : avvio della prima paziente (Grace, di 7 anni , affetta da SCD ) alla chemioterapia ad alte dosi preparatoria al Trapianto . Momento magico , senza ritorno …se non con il successo pieno del trapianto stesso. Ho visto spuntare qualche lacrima nel volto di qualche infermiera ed anche di un medico tanzaniano.
Il giorno del trapianto (il 30 di Gennaio) – con massima concentrazione e determinazione dell’Equipe Italiana e Tanzaniana – alla fine della raccolta di midollo emopoietico dal fratello donatore di 14 anni è scoppiato un applauso in Sala Operatoria. Emozione di tutti quando abbiamo mostrato a Grace la sacca di midollo raccolta per lei. Visita lampo del Direttore Generale , Dott. Chandika , che non ha nascosto la propria commozione . Grace ha dimostrato grande coraggio durante la fase più critica del trapianto , una vera “guerriera” ha detto qualcuno, ed eccola felice il giorno della comparsa dei primi segni positivi del trapianto (= attecchimento ovvero la presenza continua delle prime cellule prodotte dal midollo osseo del donatore) .
A seguire il secondo paziente (Elisha di 10 anni, affetto da SCD e che da grande aspira a diventare medico, ma soprattutto desidera conoscere l’Italia…). Non dimentico il momento in cui Elisha si è incontrato con la sorella donatrice di midollo, di 5 anni, sia per un colloquio intenso subito instauratosi tra i due (non si vedevano da una settimana!) ma soprattutto per l’abbraccio prolungato che ho ricevuto da questa bimba …come se mi avesse sempre conosciuto.
L’affiancamento “in presenza”al team tanzaniano è proseguito regolarmente sino a tutto Marzo con l’avvio del terzo trapianto (Isac di 11 anni , sempre affetto da SCD). Molto apprezzato il contributo infermieristico (Musa Dubali infermiere dell’Università “La Sapienza di Roma e 4 infermiere dell’Ospedale S. Raffaele di Milano, Chantal, Marta, Anna e Giulia) in grado di addestrare i/le colleghi/e del Benjamin Hospital rendendoli confidenti nella loro attività, creando un clima di collaborazione con il raggiungimento di una buona autonomia operativa. Altrettanto costruttivo il colloquio giornaliero con i tre medici (Dr. Shakilu, Dr. Stella, Dr. David) che hanno beneficiato della lunga esperienza del team medico italiano (Dr. Uderzo, Dr. Giglio ,Dr. Manna, Dr. Pioltelli, Dr. Ronchi, Dr. Pavan, Dr. Orsini) . Sono stati istituiti due momenti di confronto tra i due team ( ore 9 ed ore 15) per discutere, condividere e decidere insieme come procedere con i pazienti.
Il Dott. A. Chandika è stato con noi regolarmente ogni settimana per prendere atto dello stato di avanzamento della nostra attività, prendendo appunti con carta e biro, promettendo di intervenire per tutte le nostre richieste circa il miglioramento dell’assistenza ai pazienti trapiantati per ottenere i migliori risultati possibili.
Si è deciso collegialmente di non propagandare ai Mass Media quanto era ed è in corso , semplicemente per dar tempo ai primi pazienti trapiantati di uscire dalla fase critica ed esser più confidenti del successo ottenuto.
Il programma proseguirà nei mesi successivi con l’appoggio “ a distanza” da parte del team medico-infermieristico italiano istituendo un collegamento bisettimanale tramite la piattaforma “ZOOM” in modo da garantire al team tanzaniano una consulenza specifica ed interattiva per i successivi pazienti sottoposti a TMO
Ad oggi, siamo confidenti di aver ottenuto un grande successo, pur con una modesta disponibilità di risorse economiche alle quali siamo riusciti a sopperire con la professionalità e la disponibilità delle risorse umane.
Il futuro dirà se abbiamo avuto ragione ma ci sono tutti i presupposti.
