Ippolita Baldini, attrice di origine milanese, diplomata all’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica Silvio d’Amico, dal 2009 lavorper progetti teatrali e cinematografici. Una carriera poliedrica la sua, in cui ha vestito i panni di molti personaggi, tra i più famosi quelli de ‘La Dodi’ nel film di Luca Miniero “Benvenuti al Nord” e ‘La Lucia Agazzi’ di Colorado (nell’ambito della sua collaborazione con Bananas e la scuderia di Zelig). Per Pedro Almodovar, ha realizzato un cortometraggio su Mina Mazzini. Ottenuto un notevole successo da una sua attività di “teatro nelle case” (esibendosi nei salotti o circoli privati con spettacoli brillanti, alternando monologhi comici tratti dal repertorio di Franca Valeri e Franca Rame) in Italia come in America (“Theatre in your kitchen, from Italy to New York”) Ippolita ha dato vita ad uno spettacolo suo. Con la collaborazione di Emanuele Aldrovandi ha dato vita ad un suo show: “Mia mamma è una Marchesa” che ha portato in giro per l’Italia con grande successo di pubblico cui è seguito “Una Marchesa ad Assisi”, per la regia di Camilla Brison. La sua vita lavorativa è sempre in divenire, pronta a modellarsi a seconda dei diversi impegni professionali, caratterizzati da dinamiche proprie e diversissime fra loro. Basti pensare che gli ultimi quattro anni hanno visto Ippolita particolarmente impegnata, in vari lavori sia teatrali sia cinematografici di successo. Il suo stile comico si inserisce in maniera perfetta nel filone della scuola teatrale italiana, molto studiato e conosciuto anche all’estero, uno stile che si contrappone in maniera opposta a quello della scuola americana.
Ippolita ha scelto di stare con Help3 in qualità di testimonial del Progetto di raccolta fondi “EmoAzione in Tanzania”. Per questo motivo ha accettato il nostro invito a raccontarsi e a condividere valori e sensazioni della sua professione
Ippolita, la tua vita professionale: scelta, passione o vocazione? È nata come una passione! Ha in sé i “segni” di un dono, di un talento e per renderla una professione è stata una scelta dura che racconto nel mio primo spettacolo autobiografico “Mia mamma è una Marchesa”.
Cosa rappresenta per te il palcoscenico e come vivi la relazione con il pubblico? Il palcoscenico per me è una casa, il Teatro tutto è una casa. Un luogo dove mi sento al posto giusto nel momento giusto. Dove poter dar voce a una parte di me giocosa e piena di energia, una parte vitale. Il palco è VITA. La relazione con il pubblico è ciò che rende vivo il teatro proprio perché si fa in due, è relazione. Senza pubblico il teatro non vive, non per una questione economica ma per un rapporto vitale che si crea durante lo spettacolo! Il pubblico respira con te, sembra un gruppo anonimo di teste nel buio della platea ma è in realtà presenza viva e lo spettacolo lo facciamo insieme, io e loro. Durante i miei monologhi lo sento, sento se è attento o distratto, se si diverte o si annoia, ci sono tanti modi per imparare a relazionarcisi, ma non bisogna focalizzarsi troppo su di lui, è come un compagno di scena, ma bisogna portare anche avanti lo spettacolo! Il testo, la scena, il ritmo…sono tanti gli elementi che danno vita al rito!4) E’ possibile pensare e sperare in un mondo migliore e “solidale”, dove ognuno possa maturare una coscienza di responsabilità verso l’altro? Certo che è possibile! Non è facile ma credo sia possibile.
Quale è l’atteggiamento e la risposta concreta dei tuoi colleghi del mondo dello spettacolo verso tematiche sociali importanti, come quelle del Progetto “EmoAzione in Tanzania”? Ho molti colleghi (in particolare tra i cabarettisti) che aiutano ONLUS e iniziative di tutti i tipi. Mettendo a disposizione i loro show, per serate a scopo benefico. Con una risata si stimola di più l’uditorio! Ora siamo noi, lavoratori dello spettacolo ad avere bisogno di solidarietà, il Covid ci ha messo economicamente in ginocchio e alcuni alla fame e la cosa incredibile è che non esiste un organo che possa aiutare noi lavoratori dello spettacolo mentre noi abbiamo aiutiamo sempre gli altri! 😉 In ogni caso ci stiamo organizzando anche per quello…e fortunatamente lo Stato non ci ha totalmente abbandonati.
Cosa ci consigli di fare per aumentare la visibilità di Help3 e di conseguenza riflessa di “EmoAzione…”? Non saprei…non so cosa consigliarvi di più di quello che già fate.
Perchè hai scelto di essere Testimonial di Help3? Perchè è bellissimo poter salvare i bambini. Infatti io dono e sono già testimonial di Aleimar, un’organizzazione di volontariato che si occupa di sostenere i minori in difficoltà senza distinzione di religione, razza e cultura.
Come potremmo rendere “spettacolare” EmoAzione? Con uno spettacolo! Con l’accordo di Help3, prendiamo un Teatro, facciamo il mio show e facciamo fifty-fifty che anche io ho bisogno, come dicevamo prima…
Quale è secondo te l’atteggiamento di chi entra in contatto con Help3? Non saprei. mI viene da dire che coloro che entrano in contatto con Help3 sono persone curiose o persone che si interessano di solidarietà…non saprei, è una domanda un po’ generica.
Quale è secondo te il coinvolgimento o la reazione delle persone che ricevono il dépliant di “EmoAzione in Tanzania”? Non saprei proprio. Scusa a queste domande non riesco a rispondere perché sono molto generiche su una realtà che conosco molto poco.
Quando si parla di malattia non è sempre facile attrarre e sensibilizzare le persone, cosa chiede il “pubblico” ? Cosa lo attrae? Il pubblico desidera essere nutrito di bellezza. Io la bellezza la colloco nel semplice sbocciare di un fiore, è bello vedere un fiore sbocciare. La lotta dell’inverno e la fioritura. Quindi raccontare la profondità la speranza con eleganza e spensieratezza. Questo è come approccio i miei spettacoli. Allo stesso tempo secondo me la bellezza è luce, lo spettatore non va lasciato nel buio o nella nebbia, ma nutrirlo di luce e di gioia.
È possibile donare la Speranza? Tutto ciò che uno ha lo può donare, se hai speranza è possibile donarla, ed è un dono molto gradito! Nel Vangelo di Matteo si dice che donare speranza è come donare un bicchiere d’acqua fresca. Ecco, la speranza la vedo così, come un bicchiere d’acqua fresca in una giornata d’estate.
Ringraziamo Ippolita che, siamo certi, ritroveremo presto in un’occasione a favore di “EmoAzione in Tanzania”.
