l'ospedale di Jaipur in India

Un'esperienza di un socio di Help3

Un’esperienza di  un socio di Help3 

 

Esperienza al “South East Asia Institute for Thalassemia”  (SEAIT) presso l’Ospedale preNiketan di Jaipur (INDIA)
( a cura di : Cornelio Uderzoconsulente ematologo pediatra)

Circa tre anni fa’ una Fondazione italiana
ha  inaugurato il primo centro Trapianto per la cura di bambini affetti da Talassemia nella città di Jaipur nel Rajasthan una regione dell’INDIA  che conta 60 milioni di abitanti. Per me  allora fu la prima vera esperienza  come ematologo-trapiantologo in un paese “ a basse risorse economiche”, con l’obiettivo di dare un supporto tecnico-scientifico al “team” infermieristico-medico indiano che stava iniziando una complessa attività come il trapianto di cellule staminali tra donatori familiari  HLA compatibili e riceventi affetti dalla forma più grave di Talassemia. Questa  patologia è tra le più diffuse in India e nel Sud Est Asiatico, è ereditaria  e colpisce  1 su 4 figli di una coppia di genitori portatori del gene anomalo per la talassemia.

L’Istituto  SEAIT dove assieme ad altri medici italiani ho lavorato nel Febbraio 2012 per un periodo limitato (20 gg) era sufficientemente adeguato per una procedura terapeutica che non può esser effettuata senza  opportuna protezione da infezioni ospedaliere e,soprattutto , senza  un’esperienza  specifica per tutte le complicanze (il  rigetto  in primis) legate al trapianto. La consulenza è  stata  continua sino ad oggi grazie ad un adeguato “ponte informatico” via SKYPE , Teleconferences ed E-mails che ha consentito di ottenere risultati apprezzabili  su circa una trentina di pazienti con una percentuale di successo  attorno al 93% dei casi trapiantati.E’ lo stesso risultato che oggi si ottiene nei  Centri trapianto dei Paesi più progrediti.

Lo scopo della mia  seconda missione nel Centro trapianto di  Jaipur (effettuata  tra  Ottobre e Novembre 2014  insieme ad altri 4 medici) è stato quello di  seguire da vicino due pazienti  Talassemici trapiantati mediante una nuova tecnica utilizzata quando i donatori di midollo non sono perfettamente HLA compatibili , con il rischio quindi di un’aumentata incidenza di rigetto. I due pazienti hanno avuto un decorso senza rischi ma hanno presentato proprio questa complicanza ed ora stanno per esser sottoposti ad un secondo trapianto. Al di là di tale risultato tecnico in parte atteso, la nostra missione ha permesso di  dare maggior sicurezza  all’approccio trapiantologico scelto , di condividere le novità delle terapie utilizzate, di rivedere in ogni particolare tutte le procedure medico-infermieristiche alla luce di ogni nuova acquisizione scientifica . Tale lavoro  costituirà la base per  far ottenere entro il prossimo biennio  al SEAIT quella certificazione di qualità che nei Paesi più progrediti è ormai obbligatoria.

Le nostre riunioni si sono svolte ogni giorno con presentazione di dati clinici,  discussione  di protocolli e  linee guida internazionali indispensabili per eseguire in sicurezza il trapianto di midollo in pazienti particolarmente immunodepressi. Personalmente ho  anche organizzato alcune riunioni  con il personale del Centro Trasfusionale, del Laboratorio di analisi e dell’Oncologia individuando i punti di nuovo sviluppo del programma trapianto per malattie oncoematologiche dell’infanzia.

La constatazione che il “team trapianto” del SEAIT abbia fatto  in tre anni notevoli progressi  nella conoscenza e nella gestione delle complesse problematiche del trapianto, mi ha favorevolmente sorpreso e mi ha spinto a pensare che il nostro continuo supporto scientifico “ a distanza” ha funzionato . Il recente ampliamento del reparto  trapianto  (da 3  a 9 posti letto) voluto dalle autorità sanitarie locali  è testimone del successo di questa attività .

Ultima considerazione riguarda la possibilità che  lo stesso positivo modello  di lavoro possa  in futuro  esser applicato in altri Paesi “ a basse risorse economiche” da altre Associazioni italiane. Con Help3 , i Sostenitori dell’ Ospedale S. Gemma  di Dodoma, l’Associazione Bigi abbiamo in corso un progetto  di cura  per i bambini dell’’Africa Subsahariana  affetti da Anemia Falciforme, patologia genetica verosimilmente  più  frequente della Talassemia ( 1 su 100 nuovi nati ne è affetto ogni anno) , mortale entro i primi 5 anni di vita  se non adeguatamente  curata, e  guaribile  nel 90% dei casi  con  il trapianto di midollo.La strada da percorrere non è priva d’ostacoli, primo fra tutti  il coinvolgimento del personale medico-infermieristico in un’attività  altamente specialistica in Paesi dove le risorse economiche sono esigue già per patologie più frequenti. L’intento è quello di dare inizio  in questi paesi  meno abbienti ad una nuova era, la cura di malattie che nelle nazioni più progredite costituisce  ormai una realtà consolidata.

 

Torna in alto