Carla Lanfranconi: “La malattia mi ha insegnato a riflettere sulle cose importanti della vita”

Sono passati circa vent’anni dal giorno del mio trapianto di midollo osseo, dal giorno in cui sono nata per la seconda volta. Ricordo ancora tutto come se fosse stato ieri, a partire da quel mio primo giorno al S. Gerardo di Monza.

Il primo ciclo, senza risultati

Avevo solo 12 anni quando mi sono ammalata: “leucemia mieloide acuta” mi dissero. Da quel momento la mia vita cambiò da un giorno all’altro.

Il cammino è stato lungo: inizialmente ho dovuto affrontare radioterapia e successivamente molti cicli di chemioterapia, trascorrendo molti mesi ricoverata in ospedale: in tutti quei mesi non ho mai potuto tornare a casa. Mesi e momenti difficili: ricordo come se fosse ora il dr. Uderzo entrare nella mia stanza e annunciare a me e alla mia famiglia l’esito del primo ciclo: “è stato come fare acqua fresca”, disse, ma non ci siamo arresi, abbiamo provato e provato ancora.

Il supporto di mio fratello

Abbiamo sopportato il peso di due fallimenti, due ricadute; in questo delirio di sconforto ho avuto la fortuna di avere al mio fianco mio fratello, donatore di midollo compatibile al 100%, che non finirò mai di ringraziare. Anche lui non si è arreso e, dopo il primo trapianto con esito negativo, per la ricaduta della mia malattia, ha voluto subito re- intraprendere insieme a me la strada per la sperata vittoria.

Eseguito un secondo trapianto il mio cammino è stato in discesa. Ho dovuto continuare le visite di controllo per tutto l’anno successivo, ma qualche tempo dopo essere tornata a casa ho potuto tornare a scuola e alla mia vita normale, anche se con una maturità speciale.

Non un’ammalata, ma una guerriera

Forse ero piccola e non avevo la piena consapevolezza della gravità della situazione, forse ero circondata da persone straordinarie che mi tranquillizzavano e mi facevano sentire speciale quasi “normale”, forse per la vicinanza della mia famiglia in tutto il mio percorso; ma io non mi sono mai sentita un’ammalata ma una guerriera che combatteva, combatteva per liberare il suo corpo da cellule cattive, combatteva per la sua vita.  Quando ti capitano cose brutte, devi cercare di tirare fuori il meglio di te, tutta la tua forza. E così ho fatto: ho lottato per vincere e tornare a vivere.

Certo la malattia mi ha tolto tanto: i pomeriggi con gli amici, la spensieratezza dell’età, lo sport, i capelli, l’appetito, tanti chili e molto altro, ma mi ha dato molto di più. Mi ha dato la possibilità di fermarmi, di guardarmi dentro, di riflettere sulle cose importanti della vita, di apprezzarla sempre con i suoi alti e bassi ma soprattutto di trovare dentro di me la forza, la determinazione e il coraggio.

Penso spesso a come sarebbe andata la mia vita senza la malattia, ma credo che non sarei la persona che sono diventata oggi. La malattia diventa parte di te, non puoi metterla da parte e anche se passa il tempo i ricordi non se ne vanno mai, risiedono sempre in una piccola parte di te.

La mia vita oggi

Oggi posso dire di essere felice e soddisfatta della mia vita. Ho una famiglia e sono mamma di una bambina che amo immensamente, mi sono laureata in pedagogia clinica e ho aperto un centro polispecialistico, la cui missione è quella di sostenere tutte le difficoltà e fragilità di famiglie e persone di ogni età.

Quindi GRAZIE! Grazie di cuore a tutte le persone meravigliose che non si sono arrese davanti alle difficoltà, e hanno combattuto al mio fianco, grazie alla mia famiglia, ai tutti i medici (in particolare il dr. Uderzo e il dr. Jankovic), infermieri, volontari, e insegnanti che mi hanno insegnato tanto: la forza della solidarietà e del coraggio, ad amare la vita e a sorridere delle piccole cose, dei piccoli gesti, ma soprattutto a non arrendermi mai.

Torna in alto